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Archive for the ‘Empoli Fbc notebook’ Category

Dopo tre giorni ho ancora negli occhi tante immagini della notte di venerdì scorso che faccio fatica a realizzare in pieno.

L’Empoli è finalmente tornato in Serie A dopo 6 anni, dopo quella drammatica domenica di maggio 2008 finita con una retrocessione a soli 4 minuti dalla fine, a causa di un gol su un altro campo, con un verdetto scritto in corsa. Qui, feci il resoconto di come andarono quella gara e quella stagione.

In sei anni di B non si può dire che ci si sia annoiati.

Il primo anno furono subito play-off, sconfitti in semifinale a Brescia, ma furono una mezza delusione visto che la squadra era stata fatta per salire e che per metà anno eravamo stati in testa. Pagammo annunci un po’ troppo sbruffoni, soprattutto lontani dallo stile Empoli, riassunto nel titolo del post e riproposto con successo quest’anno. Soprattutto, quell’anno si portò dietro le conseguenze economiche e finanziarie di tanti ingaggi eccessivi per la B, se non riesci a vincerla.

Ed infatti i due anni successivi furono un po’ anonimi (9° e 10°, anche se tante squadre pagherebbero per quelle posizioni) tranne qualche soddisfazione sporadica. Campionati vissuti a stecchetto e con l’intento di monetizzare investimenti (vedi Eder, 27 gol) e lanciare nuovi giovani. E risanare un bilancio che non aveva più gli introiti della A.

Il quarto anno rimarrà per tutti impossibile da dimenticare. Finirà con una partita leggendaria, indimenticabile. Un anno drammatico, finito agli spareggi per non retrocedere, e presumibilmente, sparire del tutto. A venti minuti dalla fine eravamo in C. Finì in gloria, e la voglia di scrivere mi prese eccome. Qui, ne feci un resoconto interminabile.

Era l’ 8 giugno 2012 e molti dicono che tutto è ripartito da qui.

Da quella fine sfiorata rinacque l’entusiasmo attorno alla squadra, e la voglia di una città di sentirsi rappresentata nel calcio che conta.

La stagione successiva ricominciò con tanti buoni propositi, eppure la squadra partì male, con soli 4 punti in 9 gare. Penultimi, ci risiamo. Invece no. La squadra ingranò, stupi tutti. Dalla 9° alla 42° (fine del campionato) fece più punti di tutte le altre, una valanga di gol, rimontò e arrivò quarta. Andò nuovamente ai play off, stavolta centrando la finale dove il sogno si fermò, a Livorno, un anno fa. E qui, feci il doveroso resoconto.

Ma stavolta le basi erano gettate. Seppur senza due giocatori importanti della scorsa stagione (Regini e soprattutto Saponara), l’impianto della squadra era rimasto intatto. E’ divertente oggi vedere come i media non se ne siano accorti. Rivedendo la Gazzetta, ad inizio campionato l’Empoli era data come 9° squadra, e davanti aveva Varese, Novara, Padova e Reggina. Bene, l’Empoli è arrivata al 2° posto, le altre sono rispettivamente al 18°, 19°, 20° e 21°.

La squadra parte forte, poi rallenta. Tocca il primo posto, scende al secondo dietro la sorprendente Virtus Lanciano. Poi la batte 3-0, torna al primo posto, ne pareggia qualcuna di troppo e riscende al secondo posto, scavalcata dal favoritissimo Palermo, ma non scende mai di lì. Il girone d’andata chiude a 39 punti, seconda dietro al Palermo di un solo punto, e con l’impressione di aver seminato qualche punticino di troppo in giro. Troppi pareggi che meritavano di essere vittorie (su tutti Siena e Cesena, ma anche Crotone) e qualche pari diventato sconfitta. Forse un po’ troppo dipendenti dai due vecchietti là davanti: Tavano e Maccarone.

Ma a inizio girone di ritorno l’Empoli rallenta di brutto. Il 2014 sembra stregato eppure quelle dietro fanno peggio. La vittoria non arriva, soprattutto in casa. Si ha l’impressione che se ci fosse l’Empoli dell’anno prima a quest’ora avremmo già un distacco bello ampio sulla terza. Eppure dietro si danno il cambio a rincorrerci, ma senza mai raggiungerci. Siamo sempre secondi, anche se con 1-2 punticini di vantaggio al massimo. Eppure per quanto fatto finora ci sembra poco, troppo poco, rischiosamente poco. Intanto il Palermo sta prendendo il largo. Quando torna il sole in casa (chiuderemo con 7 vittorie di fila), arriva il buio pesto in trasferta con sconfitte improbabili (resuscitiamo il Varese, che poi ne perderà una quantità interminabile di fila).

Il momento peggiore arriva alla 35° giornata: il sorprendente Latina, che alla prima di campionato avevamo asfaltato con 3 gol in 15′, ci scavalca, e per la prima volta dall’inizio dell’anno, siamo terzi. Il passo falso lo abbiam fatto a Lanciano, malamente, con un gol subito al 93°, subendo una rimonta.

Ma è una sberla che fa bene. Sembra toglierci da quel ritornello “tanto siamo sempre secondi” che ci aveva come anestetizzato.

Da lì ne vinciamo finalmente tre di fila, mai accaduto in campionato (ed il paragone con i tanti filotti dell’anno precedente è impietoso), compresa una vittoria epica a Brescia. Torniamo secondi ed andiamo a +4 sulla terza (ancora il Latina), toccando il massimo margine di vantaggio avuto da inizio campionato, proprio a ridosso del peggiore scivolone che avevamo avuto solo due settimane prima. Stranezze del calcio.

Ne mancano 5 alla fine e qualcuno comincia a fare i conti. La successiva in casa col Crotone si respirava aria di festa anticipata. Era un anticipo e trascinati da Maccarone andammo addirittura su un provvisorio +7 in attesa delle gare del sabato che ci riportarono a +4.

Un po’ di paura torna la gara dopo, con la sconfitta a Cesena a soli 5′ dalla fine, a ricordarci di stringere i denti fino in fondo, ed a trasformarci tutti in ragionieri. Mancavano 3 giornate ed il vantaggio era sceso nuovamente a +1. Unica via sicura è vincerle tutte: Novara-Cittadella-Pescara.

La prima va anche se con paura iniziale, risolta da un Tavano immenso con un Castellani in festa che vede avvicinarsi il traguardo; ma la vera sorpresa arriva dal posticipo di lunedì, dove l’odiato Siena ci fa il regalo di battere il Latina a casa loro. Adesso è +3 sul Cesena a due dalla fine.

L’entusiasmo torna al galoppo a Empoli, in 700 partiamo per Cittadella dove dopo un primo tempo pirotecnico (con Tavano che firma il gol più bello dell’anno) si fermano tutti per ascoltare la radio.

Quando rimontiamo sui pullman, girano un po’ per la vittoria mancata (2-2) e la festa rimandata, ma la situazione è migliore di quando ci siamo montati alla partenza. +2 nuovamente sul Latina che ha spazzato via il Cesena, ed a noi basta un pari interno all’ultima gara.

Il resto è storia di ieri. 2-0, sigillo di Tavano ed esplode la festa di 15000 cuori al Castellani, tutto nostro per una volta.

Ma le emozioni forti erano cominciate fin dal lunedì, quando le biglietterie erano state prese d’assalto, evento raro da queste parti, con i siti internet che aggiornavano ogni ora sul numero dei biglietti staccati. Da una vita non vedevo lo stadio pieno e quando l’avevo visto la maggior parte dei tifosi erano avversari.

Su internet i video e le foto si sprecano, merito dei social e delle nuove tecnologie. Ma le cronache di quanto successo venerdì allo stadio e per le strade di Empoli non riusciranno mai a rendere merito alle emozioni provate da chi era lì.

Il sogno s’è avverato, ed il 31 agosto l’Empoli affronterà per la decima volta della sua storia il campionato di Serie A.

Contro tutte quelle big piene di soldi, noi che siamo saliti forti di quello slogan presente sulle magliette di tutti i giocatori durante i festeggiamenti di venerdì notte: Con poco si fA tAnto.

E che vada come vada.

 

 

 

 

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Torno a scrivere dopo quasi due mesi (ma ho avuto pause ben più lunghe), e la cosa buffa è che anche l’anno scorso di questi tempi scrissi un post sullo stesso identico argomento con due mesi di distanza rispetto al precedente.

Di che si parla ? Calcio.

Stop, fermi tutti, non chiudete il pc.

Sapete che se ne parlo io, lo faccio unicamente per parlare dell’ Empoli, di passione, di attaccamento ai colori, della voglia genuina di andare allo stadio con gli amici, ed esaltarsi per una vittoria o arrabbiarsi per le ingiustizie che subisce la tua squadra, per piccola che sia (tanto la colpa è sempre del palazzo). Quindi nessuna dissertazione pseudo-tecnica del kaiser, o piagnistei struggenti su quanto rubino Juve e Milan e cose così. Non me ne può fregar de meno.

E insomma dicevo. Quasi un anno fa descrissi come si può tranquillamente prendere un infarto allo stadio se la tua squadra gioca i Play-Out per non finire in Serie C e quindi rischiare seriamente il fallimento, soprattutto se questa squadra perde 0-2 a venti minuti dalla fine, e se quando di minuti ne mancano solo quattro, le danno pure un rigore contro.

Era Empoli-Vicenza, drammatica finale di ritorno dei Play-Out di B dell’anno scorso.

Uno spareggio che non vorresti giocare mai, che, calcisticamente parlando, ti riempie d’ansia e ti fa vivere incubi. Poi, per la baraonda irripetibile di emozioni degli ultimi venti minuti di quella sera, il tutto si trasformò nella goduria più pazzesca ed inaspettata che abbia mai vissuto sugli spalti, superiore di gran lunga a diverse promozioni o altre salvezze.

Ad un anno di distanza siamo di nuovo agli spareggi, ma stavolta non per salvarsi dalla C, ma per salire in A: i Play-Off (a proposito qualcuno mi spieghi, così a mia volta lo spiego alla mia ragazza, come mai l’opposto di Play-Out non è Play-In, oppure perché ai Play-Off non corrispondano i Play-On…).

Dagli spareggi dell’ansia a quelli della speranza, dagli incubi ai sogni.

Stato d’animo più leggero, ma la tensione è simile ed ormai il countdown è partito.

Eppure il campionato di quest’anno era cominciato come la brutta copia di quello già tremendamente schifoso dell’anno precedente: 4 punti in 9 gare (anzi 3 punti perché partivamo da un simpatico -1, poi ripristinato a 0 soltanto diversi mesi dopo) ed una tonnellata imbarazzante di gol subiti. Gioco nullo, giocatori impresentabili. In realtà anche tanti infortunati e pure sfortuna (che raggiunge l’apice nella collezione di traverse di Empoli-Ternana ed il modo in cui riuscimmo a perdere 2-0 con 1 solo tiro avversario…).

Poi la svolta, della serie “se cominci a vincere non smetti più”.

Se per gioco facessimo la classifica delle successive 33 giornate, l’ Empoli sarebbe in testa con 69 punti, con 5 di vantaggio sul Verona, e poi via via Livorno e ancora dopo Sassuolo.

Con tanti gol all’attivo, gioco spettacolare, numeri entusiasmanti e giornate indimenticabili.

Esempio: 11 vittorie esterne, 69 gol (11 di più dell’Empoli di Somma che vinse il campionato 8 anni fa), 73 punti arrivando al 4° posto (solo 1 in meno sempre di Somma che però arrivò 1°).

E poi ? Momenti indimenticabili: la rimonta a Bari da 2-0 a 2-3; la rimonta a Castellammare da 1-0 a 1-2 fatta tutta negli ultimi dieci minuti con gli applausi del pubblico stabiese; lo 0-3 dopo soli 13′ rifilato a Cesena che sembrava impossibile ripetere e che invece appena 4 mesi dopo abbiamo addirittura migliorato, segnando la bellezza di 5 gol in 12′ a Vicenza. E poi ci sarebbero la scintillante prova interna col Verona anche se rovinata al 95′ ; il 5-0 interno alla Juve Stabia; oppure quel periodo dove sembrava quasi naturale fare 3 pere a tutti. E quindi le giocate di Saponara, ed i gol del terzetto magico (Saponara-Tavano-Maccarone) che a sommarli insieme se ne contano ben 49.

Insomma, un anno che da tragico è diventato magico, bello e divertente come pochi altri anni lo sono stati.

Adesso potrebbe diventare meraviglioso, chissà.

Stasera il primo atto: incrociamo le dita e vada come vada, grazie di tutto lo stesso.

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Vedere Giovinco e Di Natale coppia d’attacco dell’ Italia nel secondo tempo dell’esordio europeo con la Spagna, e pensare che meno di due giorni fa la squadra con la quale entrambi hanno esordito nel calcio che conta è andata ad un soffio dal precipitare in Serie C (io la chiamo ancora così), mi ha fatto un certo effetto. E se non bastasse in campo c’era anche Marchisio ed in panca Abate e Diamanti.

Impossibile non tornare con la memoria ad una serata tanto drammatica quanto magica per il suo epilogo, quella di venerdì 8/6/2012, data che difficilmente verrà dimenticata da queste parti.

Da mesi non scrivo qualcosa, e se cerco l’argomento Empoli, devo risalire a chissà quanto tempo fa. Ma quello che è successo venerdì sera è troppo importante per non fermare un po’ di emozioni. Finire in C, più che retrocedere significava fallire o durare un paio d’anni al massimo. Le risorse sono poche, la piazza non ha bacino d’utenza, difficile attrarre capitali, figuriamoci in questo periodo. Ed ancor peggio, la C non prevede la squadra Primavera, vera risorsa strategica per l’Empoli. Insomma, sarebbe stata la fine di tutto, di esempi ce ne sono a quintali, l’ultimo è quello del Piacenza.

Un campionato orrendo fatto di alti (pochissimi, quasi nulli) e bassi (un’infinità) che hanno fatto presagire sempre al peggio.

Abbiamo galleggiato tanto fra la penultima e la quart’ultima piazza, e le poche volte che andavamo a riprendere ossigeno un po’ più su, succedeva sempre qualcosa che ti tirava nuovamente giù. Tre cambi di allenatore, sconfitte assurde, giocatori fuori forma, poco mordente, mai un gioco apprezzabile, solo affidamento sui singoli, che se poi si fanno male (leggi Tavano) diventa dura.

Buona la fase finale, come lo è stata per quasi tutte le pericolanti, tanto da farci credere ad un certo momento di riuscire incredibilmente a salvarci addirittura evitando gli spareggi. Ed invece, ancora tre turni finali drammatici, con le altre che sembrano andare a mille e tu che cammini (e menomale che fai i punti che fai), ci hanno costretto allo spareggio con il Vicenza.

Andata da loro, ritorno ad Empoli, con il vantaggio di salvarci anche pareggiando grazie al miglior piazzamento in classifica. Ma con la strana convinzione, tipica del pessimista, che sarebbe andata male.

E invece là, a Vicenza, dove doveva essere una catastrofe, finisce 0-0, e se una squadra meritava di vincere, quella era l’Empoli.

al fischio finale andata playout: Vicenza – Empoli 0-0 (foto presa da internet)

E qua, ad Empoli, dove doveva succedere chissà cosa, almeno ad interpretare la strizza che mi son portato dietro per una settimana (virus dilagante a quanto ho capito tra i tifosi empolesi), ecco cosa accade…

Lo stadio è gremito come non accadeva da secoli. I vicentini sono tanti e danno un bel colpo d’occhio, la nostra maratona finalmente è piena. Insomma, serata di gala, quella delle grandi occasioni.

Primo tempo largamente dominato ancora da noi, brillanti e “cattivi”, determinati e concentrati come mai visto in campionato (sarebbero bastate due gare giocate così, facevi 2-3 punti in più ed evitavi il rischio spareggio) eppure il risultato non si schioda: 0-0.

Se finisce così, però va bene, siamo salvi: il guaio è farli altri 45′ così.

Ed infatti nel secondo tempo succede quello che nessuno si sarebbe mai potuto immaginare. Il Vicenza parte forte, noi sbandiamo, un paio di occasioni e poi l’orrore, la paura delle ultime settimane che prende forma materiale.

Paolucci timbra due volte in sei minuti e lo stadio è sotto shock: 0-2.

Attorno a me quei visi che all’inizio erano semplicemente tesi, adesso sono atterriti, increduli, me per primo. Il baratro è spalancato, sotto i piedi non c’è più niente, non capisci come sia possibile, ma purtroppo è vero. Mi passa davanti agli occhi tutto il campionato, con le sue tante occasioni perse, con i tanti punticini seminati qua e là. Poi è il momento dell’amarcord, di tutte le emozioni passate da quel magico pomeriggio di Modena del ’96, quando abbandonammo la serie C dopo 8 anni di purgatorio (e diverse sfide calde proprio contro il Vicenza). In 16 anni fra A e B di soddisfazioni ce ne siamo tolte e adesso, incredibilmente quando meno ce lo meritiamo, sembra tutto finito.

Maccarone, tiro deviato, fuori di poco. Niente da fare, non entra. Almeno farne uno e riaprire la gara, ma bisogna far presto.

Alla mia sinistra, oltre mille vicentini esultano estasiati, da loro è un tripudio. Qualcuno esulta pure troppo, cade dagli spalti, entrano le ambulanze. Gli altri fanno festa, li guardo con invidia. Chissà come se la stanno godendo.

Inutile, una squadra mentalmente fragile, almeno per quanto dimostrato in campionato, non può rimontare questa situazione. Già un gol è un’impresa, figuriamoci due. Mi siedo un attimo, capo chino, accanto a me già qualche voce rotta, occhi lucidi. E’ la fine. Mi rialzo, bisogna far qualcosa, mancano pur sempre 25 minuti.

Si gioca con i nervi, non c’è più logica, c’è paura di prendere addirittura lo 0-3 quando…

Una zampata… Levan ! Finalmente, il georgiano !

Riaperta !!!!!!!!

1-2 la scossa, si può fare, è ancora tutto aperto, basta il pari. Lo stadio, raggelato un momento prima, è ripartito, è uscito dal coma, urla è una bolgia e sospinge subito fin dal primo pallone la squadra… 60 secondi… una palla in area e Tavano va giù. Il braccio dell’arbitro indica il dischetto, rigore !!! E’ il braccio teso di un soccorritore ad una squadra che sta tentando di arrampicarsi su dal baratro.

Attorno a me la gente è impazzita, esulta… mi rendo conto di essere terrorizzato dall’idea di sbagliare il rigore e cerco di calmare tutti… va tirato ! va ancora tirato ! Non festeggiate ancora cazzo !!!… Dài Ciccio, su… ne hai fatti una valanga in vita tua…

Tavano – apnea – goooooooooooooool !!! 2-2 !!!!

73′ Ciccio Tavano batte Frison e realizza il 2-2 dal dischetto (foto presa da internet)

Siamo di nuovo salvi, il 2-2 ci basterebbe. Adesso la bolgia siamo noi, guardo a destra e lo spicchio biancorosso è ammutolito, sono loro sotto shock. All’inferno e ritorno in qualche minuto, una cosa pazzesca, due gol in sessanta secondi nel momento cruciale del campionato, quando certe cose è impossibile che accadano… almeno di solito…

20 minuti di sofferenza che collassano a 4 dalla fine. L’agonizzante Signorelli, che da un tempo intero ormai ne combina un dietro l’altra, commette un netto fallo da rigore. Se segnano stavolta è finita, non ti rialzi più. E di nuovo le stesse immagini di prima, solo che stavolta non c’è tempo di materializzarle. Non so come ma calcolo che il Vicenza di rigori ne ha sbagliati tanti, che Dossena ne ha parati uno su due e che… secondo me glielo para.

Paolucci – apnea – paratooooooooooooooooo !!!!!

86′ Dossena para il rigore a Paolucci (foto presa da internet)

E’ pazzesco, mi trovo abbracciato a perfetti sconosciuti e si riparte verso gli ultimi 4 più recupero, con l’orologio che non scorre nemmeno a spostarlo, con quei cavolo di palloni che bisogna portarli via di lì, che non vanno fatti scendere in area.

Recupero, si alza la lavagna: 4 lunghissimi minuti.

E quando ne manca meno di uno, su un pallone allontanato dalla difesa dopo l’ultimo disperato arrembaggio vicentino, vedi che controlli palla e vedi che c’è spazio, vedi che l’ uno-due Macca-Levan-Macca funziona e che Macca parte, fila verso la porta…

…chiudila ! chiudila ! chiudila !…

Migliaia di cuori lo seguono palpitanti, lo fanno volare verso la porta, attendevano questo momento da mesi… è come riviverlo al rallenty, almeno nella mia testa…

Maccarone rallenta, alza la testa e tira… bum !

Lo stadio si ferma; vedere la rete gonfiarsi significa che è finita la sofferenza perché il Vicenza dovrebbe farne due e non c’è praticamente più tempo, ma lo vedi da come è partito che BigMac non può sbagliare, gli vedi la nuca, ma lo sai che ha gli occhi della tigre, lo sai che farà tutto come si deve fare e che stavolta sto cavolo di Frison che all’andata le ha parate tutte, non potrà farci niente.

E infatti eccolo, tocco perfetto: gooooooooooooooooooolllllllllllll.  3-2 !!!!!!!!!!!!!!!!!

E ti ritrovi travolto da volti più increduli che felici, è pazzesco, siamo salvi, è finita per davvero, è tutto vero, verissimo…

Non ci riprendono più !!! (cit. Sandro Pertini, Italia-Germania 3-1, 1982 🙂 )

Eravamo praticamente retrocessi venti minuti fa, eravamo già mentalmente a farci Viareggio-Empoli se non a leggere di aste fallimentari.

Semi sommerso vedo i giocatori dell’Empoli sotto la maratona, la panchina che ha invaso il campo, quelli del Vicenza a terra, in lacrime, l’arbitro ha fischiato sul gol di Maccarone, è finito l’incubo. E’ finito per davvero. L’ Empoli è salvo.

Seguo l’Empoli da quando son bambino, ho vissuto gioie e delusioni. Avevo il groppo in gola dalla gioia a Modena, 1996, una settimana prima dell’esame di maturità, quando salimmo dalla C alla B, per noi un paradiso. E poi le tre promozioni in A, il derby vinto a Firenze al 95′, addirittura la Coppa Uefa, miracolo per una cittadina di 45000 abitanti, un vaso di coccio in mezzo a tanti di ferro (e ti metto lì anche il Manzoni, tiè), ma mai, dico mai, ho provato sensazioni come quelle di ieri. La paura, la consapevolezza della fine, e poi la gioia.

Il calcio va vissuto per queste cose qua, alla faccia degli infami che lo infangano con scommesse, soldi, partite vendute, ecc…

Auguro al Vicenza di tornare presto in B: lo merita la sua tifoseria, scesa in massa ad Empoli e che ha vissuto un dramma che non auguro a nessuno. E’ una serata indimenticabile anche per loro, ma per motivi opposti. Se poi scommessopoli la ripesca prima, meglio per loro.

Ma l’Empoli si è salvato sul campo, ed è questo che conta !

Non so cosa faremo nel futuro, chissà quali gioie o cocenti delusioni attraverseremo, ma la serata di venerdì rimarrà incancellabile (a cose fatte… menomale che esistono ‘sti maledetti playout 🙂 che serata ci hanno regalato !) ; la sua eco continua a rimbombare in questi giorni sui social network, sui forum, su internet in generale, tanta è l’emozione che ha suscitato.

Solo chi tifa una cosiddetta “piccola” può capire cosa ho provato. Un calcio lontano anni luce da quello delle big, un calcio più vero che ti rende orgoglioso di appartenere ad una comunità, ad una città, la tua città, ed è per questo che l’unico coro che potremmo cantare soltanto noi sarà sempre quello, quello slogan che da ieri si sente più forte che mai:

ORGOGLIOSI DI ESSERE EMPOLESI !!!

ps: a chi interessa la sintesi video, ne trova tante su youtube, io vi piazzo questa, senza commento, solo il rumore genuino del pubblico (i brividi stanno da 2’07 in poi):

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E’ andata male, come sapete.
Me lo aspettavo. Son partite di fine stagione, mi aspettavo di vincere così come mi aspettavo che se l’Inter fosse stata in vantaggio sicuro a poco dalla fine, a Catania la Roma avrebbe smesso di giocare a calcio.
Non ci possiamo permettere di dire nulla, dopo il 3-3 interno con la Reggina di un anno fa che fece imbestialire i catanesi, fatto sta che io condannai quel pareggio, quasi vergognandomene, così come oggi ovviamente condanno quanto presumibilmente successo a Catania.
 
Forse però la differenza sta nel fatto che molti empolesi di quel 3-3 si vergognano ancora, mentre al gol del 2-0 interista tutto lo stadio di Catania è esploso in un boato, quasi fosse consapevole che allora la Roma avrebbe ceduto le armi, regalando l’indispensabile gol dell’ 1-1.
 
Sarà un caso, ma al 79° Ibra ha fatto il 2-0 per l’Inter e nel giro di 5′ il Catania prima ha preso una traversa, poi le hanno annullato un gol e poi infine l’ha fatto, il tutto dopo tanti sotterfugi fra i giocatori in area, ed esultanze rossoblu al 2-0 interista…
Questo è il calcio ahimè. Peccato perché dall’ 8° all’ 84° minuto stava per compiersi il miracolo, eravamo pronti a festeggiare, e sotto un sole cocente tra l’altro, alla faccia dei nuvoloni neri di stamani. Ero incollato alla radiolina e intorno a me una decina di persone mi guardavano continuamente speranzose in attesa di notizie positive.
Sinceramente, non speravo di poterci credere così tanto, davvero. Pensavo che i giochi si chiudessero prima, invece siamo andati praticamente fino in fondo. Alla fine per certi versi è stato pure emozionante. Emozioni amare però. Evidentemente era scritto che dovessimo patire fino alla fine, anzi fino a 6′ dalla fine.
 
Ci stavamo proprio credendo, ma tutti, alla notizia del 2-0 interista abbiamo cominciato ad avere paura di quanto poteva accadere a Catania.
 
Fatto sta che l’Empoli non ha perso la serie A oggi, ma in tante altre partite, nei tanti errori marchiani dei suoi giocatori, della società, ed a volte degli allenatori.
A fine gara ci sono stati gli applausi comunque, secondo me un po’ eccessivi, ma Empoli è così, ed è un vanto.
Altrove, non so cosa sarebbe successo.
In Catania-Roma tanto per dirne una a caso, il pullman dei giocatori romanisti è stato preso a sassate, e meno male che non s’è fatto male nessuno.
Per non dimenticare cose ancora più gravi, ovviamente.
Il clima intimidatorio può far tanto purtroppo: soprattutto se giochi contro chi potrebbe non avere più stimoli per giocare dando il tutto per tutto.
Cosa che al 79° minuto di gioco è avvenuta.
 
La Serie A per un moscerino di 44.000 abitanti come noi e col relativo peso politico/economico pressocchè inesistente, è pura manna dal cielo, ma anche la B ci tiene vivi e vogliosi. Il momento più bello che ho mai vissuto allo stadio è stato per lo spareggio Empoli-Como del ’96 che ci portò proprio in Serie B, quindi figuriamoci se la B mi fa paura.
Ma c’è tanta amarezza oggi, questo sì.
Perchè bastava poco, ma poco poco, appena un punticino perso in chissà quale delle tante partite (3 rigori sbagliati su 4 !, anzi 4 su 5 visto che l’abbiamo sbagliato pure oggi, anche se ininfluente, e tanti altri errori che sarebbero comici se non fossero costati tanto, tipo quelli dei portieri).
 
Spero che in Serie A quest’anno risalga il Chievo e se possibile pure l’Albinoleffe. Farò il tifo per loro.
Le piccole in A servono, alla faccia dei miliardi, delle tv, della perdita di tanti valori e soprattutto alla faccia di chi vuole la "Superlega".
 

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D-Day

 
Oggi sapremo.
Fra poche ore tutto finirà.
Finirà la speranza, ma finirà pure l’agonìa.
 
C’è ancora un filo sottile che non s’è spezzato, staremo a vedere.
Detto per chiarezza: io non credo che avremo tanta fortuna da avere tre risultati favorevoli contemporaneamente.
Non è mai accaduto d’essere fortunati quest’anno, perché dovrebbe succedere ora ?
Finora tutto quello che poteva andare male, è andato male, in piena linea con la fantomatica Legge di Murphy.
 
Ad ogni modo sono mentalmente preparato al peggio.
Ho "elaborato il lutto calcistico" nelle ultime due settimane, dopo la gara interna con l’Udinese, sintesi perfetta dell’annata, succo concentrato di errori, orrori e sfortuna nera.
E se invece dovesse accadere il miracolo, sarà festa come non succede da 12 anni (ritorno in serie B dopo finale play-off).
Sìììì, ce ne son state di soddisfazioni, anche più grandi di questa, ma di solito più si patisce e più si gode no ?
E di patimenti quest’anno ce ne son stati tantissimi.
 
Non ricordo un campionato tanto stressante, soprattutto gli ultimi tre mesi, soprattutto le ultime tre settimane…
Con un sacco di recriminazioni, un sacco di "se", un sacco di occasioni perse per strada… alla fine bastava poco putroppo.
 
Comunque stasera tutto questo finirà, nel bene o nel male.
E visto che si parlava di miracoli, ieri sera mentre andavo a Firenze in auto, alla radio (non so quale) ho intercettato "The Miracle" dei Queen.
Non è mai stata una delle mie canzoni preferite (i Queen ne hanno decine migliori), ma ieri l’ho ascoltata con piacere.
Il testo non c’entra un kaiser, ma il titolo mi ha messo di buonumore.
 
Adesso vado a pranzo.
Poi mi preparo per lo stadio, dove mi sa che beccheremo pure la pioggia.
E poi… 
Fra quattro ore sapremo.
 

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Sembrerà assurdo, ma nonostante l’ennesima batosta, ancora non siamo retrocessi.
Un filo esile, un lumicino debole di speranza, che ancora non so bene se in realtà sarebbe meglio chiamare "agonia".
 
Non avevo detto niente dopo l’assurdità di domenica scorsa con l’Udinese, troppa rabbia in corpo: due pali, un rigore sbagliato, un dominio costante, miracoli del portiere avversario, un cazzata colossale del nostro sull’unico tiro dei friulani, ed ecco che eravamo a piangere una sconfitta immeritata, a dir poco.
Avessimo vinto quella gara, così come tante altre occasioni gettate al vento quest’anno, adesso la storia sarebbe diversa.
 
Invece è quella che è.
Oggi all’ 89° minuto eravamo retrocessi matematicamente, poi il gol di Del Piero in Juve-Catania, ma anche il rigore sbagliato da Materazzi in Inter-Siena, hanno riaperto tutto.
Il guaio, è che non dipendiamo da noi stessi ma dagli altri, solo che in questo caso "gli altri" fortunatamente si chiamano Inter e Roma, e proprio perché si chiamano così, è lecito sperare che facciano il loro dovere. Non lo facessero potrebbero subirne clamorose conseguenze. Probabilmente Parma e Catania credevano di trovare due squadre in vacanza, invece grazie al Siena, non sarà così.
 
Infatti, se e soltanto se, domenica si verificasse questa situazione:
 
Catania – Roma 2
Parma – Inter X2
Empoli – Livorno 1
 
saremmo incredibilmente salvi.
La cose brutte sono due: uno, dipendiamo dagli altri, perché le condizioni di cui sopra servono tutte: se ne salta anche solo una, siamo in B. Due, siamo sufficentemente sciagurati da non riuscere manco a vincere in casa con una squadra retrocessa. Cosa che tutti danno per scontata, ma io no.
 
Speriamo bene, perché io non ne posso più.
Un campionato di calcio non mi ha mai stressato tanto come questo.
Se dovesse andare bene, probabilmente sarà il giorno (calcisticamente parlando) più bello da dodici anni a questa parte.
Allora ero in lacrime di gioia, e se domenica ci dovessero essere altre lacrime, spero che il motivo sia lo stesso.
Ma è anche vero che oggi ho dodici anni di più, e non so se sono più in grado di arrivare a tanto.
 

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Caos Empoli

 
Anche le isole felici a volte sono battute dagli uragani.
 
Non so se sia un uragano od un venticello, ma arriva a tentare di rinfrescare la situazione dopo l’agonia vista in campo di ieri, in una delle partite più brutte che io ricordi, giocata tra l’altro in un’atmosfera surreale.
Per 75′ sembrava di non assistere nemmeno ad una gara di calcio, vuoi il silenzio del tifo per ciò che era successo al tifoso del Parma, vuoi per il triste spettacolo offerto della tua squadra. In quella che doveva essere la gara decisiva per ripartire, andiamo sotto 0-2 dopo soli 16′ per due cazzate enormi, e dato che siam consapevoli che è tutto l’anno che non ci riesce di fare un gol neanche a spingercelo con le mani, quindi figuriamoci recuperarne due, c’era un clima di lenta attesa del fischio finale, quasi consci del fatto che se va bene si resta 0-2… Coi giocatori tra l’altro col morale sotto i tacchi, e con la testa evidentemente in confusione.
 
Ebbene, dopo tutto questo, è stato esonerato Malesani, ed è stato richiamato Gigi Cagni.
 
Nel calcio si fa così, anche se Malesani non aveva di certo tutte le colpe (insomma: se i portieri non parano, i difensori fanno cazzate, gli attaccanti non segnano… che deve fare un allenatore ?). Bene o male, son le stesse cose che dissi quando esonerarono Cagni.
 
Beh, comunque che dire… bentornato Mister !
Speriamo che sia la scossa… tanto sperare costa poco…
La città e la tifoseria lo amano, questo è fuori discussione, e rimanemmo sorpresi quando fu mandato via, anche se la squadra già arrancava (ma non era ultima…).
 
In fin dei conti c’ha salvato una volta, c’ha portato in UEFA, vediamo se riesce anche nel terzo miracolo.
L’impressione però è che sia troppo tardi, e che la mossa sia dettata da una società nella confusione più totale e che non sa più che pesci prendere.
 
Se ci riesce, monumento cittadino…
 
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