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Posts Tagged ‘empoli’

Dopo tre giorni ho ancora negli occhi tante immagini della notte di venerdì scorso che faccio fatica a realizzare in pieno.

L’Empoli è finalmente tornato in Serie A dopo 6 anni, dopo quella drammatica domenica di maggio 2008 finita con una retrocessione a soli 4 minuti dalla fine, a causa di un gol su un altro campo, con un verdetto scritto in corsa. Qui, feci il resoconto di come andarono quella gara e quella stagione.

In sei anni di B non si può dire che ci si sia annoiati.

Il primo anno furono subito play-off, sconfitti in semifinale a Brescia, ma furono una mezza delusione visto che la squadra era stata fatta per salire e che per metà anno eravamo stati in testa. Pagammo annunci un po’ troppo sbruffoni, soprattutto lontani dallo stile Empoli, riassunto nel titolo del post e riproposto con successo quest’anno. Soprattutto, quell’anno si portò dietro le conseguenze economiche e finanziarie di tanti ingaggi eccessivi per la B, se non riesci a vincerla.

Ed infatti i due anni successivi furono un po’ anonimi (9° e 10°, anche se tante squadre pagherebbero per quelle posizioni) tranne qualche soddisfazione sporadica. Campionati vissuti a stecchetto e con l’intento di monetizzare investimenti (vedi Eder, 27 gol) e lanciare nuovi giovani. E risanare un bilancio che non aveva più gli introiti della A.

Il quarto anno rimarrà per tutti impossibile da dimenticare. Finirà con una partita leggendaria, indimenticabile. Un anno drammatico, finito agli spareggi per non retrocedere, e presumibilmente, sparire del tutto. A venti minuti dalla fine eravamo in C. Finì in gloria, e la voglia di scrivere mi prese eccome. Qui, ne feci un resoconto interminabile.

Era l’ 8 giugno 2012 e molti dicono che tutto è ripartito da qui.

Da quella fine sfiorata rinacque l’entusiasmo attorno alla squadra, e la voglia di una città di sentirsi rappresentata nel calcio che conta.

La stagione successiva ricominciò con tanti buoni propositi, eppure la squadra partì male, con soli 4 punti in 9 gare. Penultimi, ci risiamo. Invece no. La squadra ingranò, stupi tutti. Dalla 9° alla 42° (fine del campionato) fece più punti di tutte le altre, una valanga di gol, rimontò e arrivò quarta. Andò nuovamente ai play off, stavolta centrando la finale dove il sogno si fermò, a Livorno, un anno fa. E qui, feci il doveroso resoconto.

Ma stavolta le basi erano gettate. Seppur senza due giocatori importanti della scorsa stagione (Regini e soprattutto Saponara), l’impianto della squadra era rimasto intatto. E’ divertente oggi vedere come i media non se ne siano accorti. Rivedendo la Gazzetta, ad inizio campionato l’Empoli era data come 9° squadra, e davanti aveva Varese, Novara, Padova e Reggina. Bene, l’Empoli è arrivata al 2° posto, le altre sono rispettivamente al 18°, 19°, 20° e 21°.

La squadra parte forte, poi rallenta. Tocca il primo posto, scende al secondo dietro la sorprendente Virtus Lanciano. Poi la batte 3-0, torna al primo posto, ne pareggia qualcuna di troppo e riscende al secondo posto, scavalcata dal favoritissimo Palermo, ma non scende mai di lì. Il girone d’andata chiude a 39 punti, seconda dietro al Palermo di un solo punto, e con l’impressione di aver seminato qualche punticino di troppo in giro. Troppi pareggi che meritavano di essere vittorie (su tutti Siena e Cesena, ma anche Crotone) e qualche pari diventato sconfitta. Forse un po’ troppo dipendenti dai due vecchietti là davanti: Tavano e Maccarone.

Ma a inizio girone di ritorno l’Empoli rallenta di brutto. Il 2014 sembra stregato eppure quelle dietro fanno peggio. La vittoria non arriva, soprattutto in casa. Si ha l’impressione che se ci fosse l’Empoli dell’anno prima a quest’ora avremmo già un distacco bello ampio sulla terza. Eppure dietro si danno il cambio a rincorrerci, ma senza mai raggiungerci. Siamo sempre secondi, anche se con 1-2 punticini di vantaggio al massimo. Eppure per quanto fatto finora ci sembra poco, troppo poco, rischiosamente poco. Intanto il Palermo sta prendendo il largo. Quando torna il sole in casa (chiuderemo con 7 vittorie di fila), arriva il buio pesto in trasferta con sconfitte improbabili (resuscitiamo il Varese, che poi ne perderà una quantità interminabile di fila).

Il momento peggiore arriva alla 35° giornata: il sorprendente Latina, che alla prima di campionato avevamo asfaltato con 3 gol in 15′, ci scavalca, e per la prima volta dall’inizio dell’anno, siamo terzi. Il passo falso lo abbiam fatto a Lanciano, malamente, con un gol subito al 93°, subendo una rimonta.

Ma è una sberla che fa bene. Sembra toglierci da quel ritornello “tanto siamo sempre secondi” che ci aveva come anestetizzato.

Da lì ne vinciamo finalmente tre di fila, mai accaduto in campionato (ed il paragone con i tanti filotti dell’anno precedente è impietoso), compresa una vittoria epica a Brescia. Torniamo secondi ed andiamo a +4 sulla terza (ancora il Latina), toccando il massimo margine di vantaggio avuto da inizio campionato, proprio a ridosso del peggiore scivolone che avevamo avuto solo due settimane prima. Stranezze del calcio.

Ne mancano 5 alla fine e qualcuno comincia a fare i conti. La successiva in casa col Crotone si respirava aria di festa anticipata. Era un anticipo e trascinati da Maccarone andammo addirittura su un provvisorio +7 in attesa delle gare del sabato che ci riportarono a +4.

Un po’ di paura torna la gara dopo, con la sconfitta a Cesena a soli 5′ dalla fine, a ricordarci di stringere i denti fino in fondo, ed a trasformarci tutti in ragionieri. Mancavano 3 giornate ed il vantaggio era sceso nuovamente a +1. Unica via sicura è vincerle tutte: Novara-Cittadella-Pescara.

La prima va anche se con paura iniziale, risolta da un Tavano immenso con un Castellani in festa che vede avvicinarsi il traguardo; ma la vera sorpresa arriva dal posticipo di lunedì, dove l’odiato Siena ci fa il regalo di battere il Latina a casa loro. Adesso è +3 sul Cesena a due dalla fine.

L’entusiasmo torna al galoppo a Empoli, in 700 partiamo per Cittadella dove dopo un primo tempo pirotecnico (con Tavano che firma il gol più bello dell’anno) si fermano tutti per ascoltare la radio.

Quando rimontiamo sui pullman, girano un po’ per la vittoria mancata (2-2) e la festa rimandata, ma la situazione è migliore di quando ci siamo montati alla partenza. +2 nuovamente sul Latina che ha spazzato via il Cesena, ed a noi basta un pari interno all’ultima gara.

Il resto è storia di ieri. 2-0, sigillo di Tavano ed esplode la festa di 15000 cuori al Castellani, tutto nostro per una volta.

Ma le emozioni forti erano cominciate fin dal lunedì, quando le biglietterie erano state prese d’assalto, evento raro da queste parti, con i siti internet che aggiornavano ogni ora sul numero dei biglietti staccati. Da una vita non vedevo lo stadio pieno e quando l’avevo visto la maggior parte dei tifosi erano avversari.

Su internet i video e le foto si sprecano, merito dei social e delle nuove tecnologie. Ma le cronache di quanto successo venerdì allo stadio e per le strade di Empoli non riusciranno mai a rendere merito alle emozioni provate da chi era lì.

Il sogno s’è avverato, ed il 31 agosto l’Empoli affronterà per la decima volta della sua storia il campionato di Serie A.

Contro tutte quelle big piene di soldi, noi che siamo saliti forti di quello slogan presente sulle magliette di tutti i giocatori durante i festeggiamenti di venerdì notte: Con poco si fA tAnto.

E che vada come vada.

 

 

 

 

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Torno a scrivere dopo quasi due mesi (ma ho avuto pause ben più lunghe), e la cosa buffa è che anche l’anno scorso di questi tempi scrissi un post sullo stesso identico argomento con due mesi di distanza rispetto al precedente.

Di che si parla ? Calcio.

Stop, fermi tutti, non chiudete il pc.

Sapete che se ne parlo io, lo faccio unicamente per parlare dell’ Empoli, di passione, di attaccamento ai colori, della voglia genuina di andare allo stadio con gli amici, ed esaltarsi per una vittoria o arrabbiarsi per le ingiustizie che subisce la tua squadra, per piccola che sia (tanto la colpa è sempre del palazzo). Quindi nessuna dissertazione pseudo-tecnica del kaiser, o piagnistei struggenti su quanto rubino Juve e Milan e cose così. Non me ne può fregar de meno.

E insomma dicevo. Quasi un anno fa descrissi come si può tranquillamente prendere un infarto allo stadio se la tua squadra gioca i Play-Out per non finire in Serie C e quindi rischiare seriamente il fallimento, soprattutto se questa squadra perde 0-2 a venti minuti dalla fine, e se quando di minuti ne mancano solo quattro, le danno pure un rigore contro.

Era Empoli-Vicenza, drammatica finale di ritorno dei Play-Out di B dell’anno scorso.

Uno spareggio che non vorresti giocare mai, che, calcisticamente parlando, ti riempie d’ansia e ti fa vivere incubi. Poi, per la baraonda irripetibile di emozioni degli ultimi venti minuti di quella sera, il tutto si trasformò nella goduria più pazzesca ed inaspettata che abbia mai vissuto sugli spalti, superiore di gran lunga a diverse promozioni o altre salvezze.

Ad un anno di distanza siamo di nuovo agli spareggi, ma stavolta non per salvarsi dalla C, ma per salire in A: i Play-Off (a proposito qualcuno mi spieghi, così a mia volta lo spiego alla mia ragazza, come mai l’opposto di Play-Out non è Play-In, oppure perché ai Play-Off non corrispondano i Play-On…).

Dagli spareggi dell’ansia a quelli della speranza, dagli incubi ai sogni.

Stato d’animo più leggero, ma la tensione è simile ed ormai il countdown è partito.

Eppure il campionato di quest’anno era cominciato come la brutta copia di quello già tremendamente schifoso dell’anno precedente: 4 punti in 9 gare (anzi 3 punti perché partivamo da un simpatico -1, poi ripristinato a 0 soltanto diversi mesi dopo) ed una tonnellata imbarazzante di gol subiti. Gioco nullo, giocatori impresentabili. In realtà anche tanti infortunati e pure sfortuna (che raggiunge l’apice nella collezione di traverse di Empoli-Ternana ed il modo in cui riuscimmo a perdere 2-0 con 1 solo tiro avversario…).

Poi la svolta, della serie “se cominci a vincere non smetti più”.

Se per gioco facessimo la classifica delle successive 33 giornate, l’ Empoli sarebbe in testa con 69 punti, con 5 di vantaggio sul Verona, e poi via via Livorno e ancora dopo Sassuolo.

Con tanti gol all’attivo, gioco spettacolare, numeri entusiasmanti e giornate indimenticabili.

Esempio: 11 vittorie esterne, 69 gol (11 di più dell’Empoli di Somma che vinse il campionato 8 anni fa), 73 punti arrivando al 4° posto (solo 1 in meno sempre di Somma che però arrivò 1°).

E poi ? Momenti indimenticabili: la rimonta a Bari da 2-0 a 2-3; la rimonta a Castellammare da 1-0 a 1-2 fatta tutta negli ultimi dieci minuti con gli applausi del pubblico stabiese; lo 0-3 dopo soli 13′ rifilato a Cesena che sembrava impossibile ripetere e che invece appena 4 mesi dopo abbiamo addirittura migliorato, segnando la bellezza di 5 gol in 12′ a Vicenza. E poi ci sarebbero la scintillante prova interna col Verona anche se rovinata al 95′ ; il 5-0 interno alla Juve Stabia; oppure quel periodo dove sembrava quasi naturale fare 3 pere a tutti. E quindi le giocate di Saponara, ed i gol del terzetto magico (Saponara-Tavano-Maccarone) che a sommarli insieme se ne contano ben 49.

Insomma, un anno che da tragico è diventato magico, bello e divertente come pochi altri anni lo sono stati.

Adesso potrebbe diventare meraviglioso, chissà.

Stasera il primo atto: incrociamo le dita e vada come vada, grazie di tutto lo stesso.

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Vedere Giovinco e Di Natale coppia d’attacco dell’ Italia nel secondo tempo dell’esordio europeo con la Spagna, e pensare che meno di due giorni fa la squadra con la quale entrambi hanno esordito nel calcio che conta è andata ad un soffio dal precipitare in Serie C (io la chiamo ancora così), mi ha fatto un certo effetto. E se non bastasse in campo c’era anche Marchisio ed in panca Abate e Diamanti.

Impossibile non tornare con la memoria ad una serata tanto drammatica quanto magica per il suo epilogo, quella di venerdì 8/6/2012, data che difficilmente verrà dimenticata da queste parti.

Da mesi non scrivo qualcosa, e se cerco l’argomento Empoli, devo risalire a chissà quanto tempo fa. Ma quello che è successo venerdì sera è troppo importante per non fermare un po’ di emozioni. Finire in C, più che retrocedere significava fallire o durare un paio d’anni al massimo. Le risorse sono poche, la piazza non ha bacino d’utenza, difficile attrarre capitali, figuriamoci in questo periodo. Ed ancor peggio, la C non prevede la squadra Primavera, vera risorsa strategica per l’Empoli. Insomma, sarebbe stata la fine di tutto, di esempi ce ne sono a quintali, l’ultimo è quello del Piacenza.

Un campionato orrendo fatto di alti (pochissimi, quasi nulli) e bassi (un’infinità) che hanno fatto presagire sempre al peggio.

Abbiamo galleggiato tanto fra la penultima e la quart’ultima piazza, e le poche volte che andavamo a riprendere ossigeno un po’ più su, succedeva sempre qualcosa che ti tirava nuovamente giù. Tre cambi di allenatore, sconfitte assurde, giocatori fuori forma, poco mordente, mai un gioco apprezzabile, solo affidamento sui singoli, che se poi si fanno male (leggi Tavano) diventa dura.

Buona la fase finale, come lo è stata per quasi tutte le pericolanti, tanto da farci credere ad un certo momento di riuscire incredibilmente a salvarci addirittura evitando gli spareggi. Ed invece, ancora tre turni finali drammatici, con le altre che sembrano andare a mille e tu che cammini (e menomale che fai i punti che fai), ci hanno costretto allo spareggio con il Vicenza.

Andata da loro, ritorno ad Empoli, con il vantaggio di salvarci anche pareggiando grazie al miglior piazzamento in classifica. Ma con la strana convinzione, tipica del pessimista, che sarebbe andata male.

E invece là, a Vicenza, dove doveva essere una catastrofe, finisce 0-0, e se una squadra meritava di vincere, quella era l’Empoli.

al fischio finale andata playout: Vicenza – Empoli 0-0 (foto presa da internet)

E qua, ad Empoli, dove doveva succedere chissà cosa, almeno ad interpretare la strizza che mi son portato dietro per una settimana (virus dilagante a quanto ho capito tra i tifosi empolesi), ecco cosa accade…

Lo stadio è gremito come non accadeva da secoli. I vicentini sono tanti e danno un bel colpo d’occhio, la nostra maratona finalmente è piena. Insomma, serata di gala, quella delle grandi occasioni.

Primo tempo largamente dominato ancora da noi, brillanti e “cattivi”, determinati e concentrati come mai visto in campionato (sarebbero bastate due gare giocate così, facevi 2-3 punti in più ed evitavi il rischio spareggio) eppure il risultato non si schioda: 0-0.

Se finisce così, però va bene, siamo salvi: il guaio è farli altri 45′ così.

Ed infatti nel secondo tempo succede quello che nessuno si sarebbe mai potuto immaginare. Il Vicenza parte forte, noi sbandiamo, un paio di occasioni e poi l’orrore, la paura delle ultime settimane che prende forma materiale.

Paolucci timbra due volte in sei minuti e lo stadio è sotto shock: 0-2.

Attorno a me quei visi che all’inizio erano semplicemente tesi, adesso sono atterriti, increduli, me per primo. Il baratro è spalancato, sotto i piedi non c’è più niente, non capisci come sia possibile, ma purtroppo è vero. Mi passa davanti agli occhi tutto il campionato, con le sue tante occasioni perse, con i tanti punticini seminati qua e là. Poi è il momento dell’amarcord, di tutte le emozioni passate da quel magico pomeriggio di Modena del ’96, quando abbandonammo la serie C dopo 8 anni di purgatorio (e diverse sfide calde proprio contro il Vicenza). In 16 anni fra A e B di soddisfazioni ce ne siamo tolte e adesso, incredibilmente quando meno ce lo meritiamo, sembra tutto finito.

Maccarone, tiro deviato, fuori di poco. Niente da fare, non entra. Almeno farne uno e riaprire la gara, ma bisogna far presto.

Alla mia sinistra, oltre mille vicentini esultano estasiati, da loro è un tripudio. Qualcuno esulta pure troppo, cade dagli spalti, entrano le ambulanze. Gli altri fanno festa, li guardo con invidia. Chissà come se la stanno godendo.

Inutile, una squadra mentalmente fragile, almeno per quanto dimostrato in campionato, non può rimontare questa situazione. Già un gol è un’impresa, figuriamoci due. Mi siedo un attimo, capo chino, accanto a me già qualche voce rotta, occhi lucidi. E’ la fine. Mi rialzo, bisogna far qualcosa, mancano pur sempre 25 minuti.

Si gioca con i nervi, non c’è più logica, c’è paura di prendere addirittura lo 0-3 quando…

Una zampata… Levan ! Finalmente, il georgiano !

Riaperta !!!!!!!!

1-2 la scossa, si può fare, è ancora tutto aperto, basta il pari. Lo stadio, raggelato un momento prima, è ripartito, è uscito dal coma, urla è una bolgia e sospinge subito fin dal primo pallone la squadra… 60 secondi… una palla in area e Tavano va giù. Il braccio dell’arbitro indica il dischetto, rigore !!! E’ il braccio teso di un soccorritore ad una squadra che sta tentando di arrampicarsi su dal baratro.

Attorno a me la gente è impazzita, esulta… mi rendo conto di essere terrorizzato dall’idea di sbagliare il rigore e cerco di calmare tutti… va tirato ! va ancora tirato ! Non festeggiate ancora cazzo !!!… Dài Ciccio, su… ne hai fatti una valanga in vita tua…

Tavano – apnea – goooooooooooooool !!! 2-2 !!!!

73′ Ciccio Tavano batte Frison e realizza il 2-2 dal dischetto (foto presa da internet)

Siamo di nuovo salvi, il 2-2 ci basterebbe. Adesso la bolgia siamo noi, guardo a destra e lo spicchio biancorosso è ammutolito, sono loro sotto shock. All’inferno e ritorno in qualche minuto, una cosa pazzesca, due gol in sessanta secondi nel momento cruciale del campionato, quando certe cose è impossibile che accadano… almeno di solito…

20 minuti di sofferenza che collassano a 4 dalla fine. L’agonizzante Signorelli, che da un tempo intero ormai ne combina un dietro l’altra, commette un netto fallo da rigore. Se segnano stavolta è finita, non ti rialzi più. E di nuovo le stesse immagini di prima, solo che stavolta non c’è tempo di materializzarle. Non so come ma calcolo che il Vicenza di rigori ne ha sbagliati tanti, che Dossena ne ha parati uno su due e che… secondo me glielo para.

Paolucci – apnea – paratooooooooooooooooo !!!!!

86′ Dossena para il rigore a Paolucci (foto presa da internet)

E’ pazzesco, mi trovo abbracciato a perfetti sconosciuti e si riparte verso gli ultimi 4 più recupero, con l’orologio che non scorre nemmeno a spostarlo, con quei cavolo di palloni che bisogna portarli via di lì, che non vanno fatti scendere in area.

Recupero, si alza la lavagna: 4 lunghissimi minuti.

E quando ne manca meno di uno, su un pallone allontanato dalla difesa dopo l’ultimo disperato arrembaggio vicentino, vedi che controlli palla e vedi che c’è spazio, vedi che l’ uno-due Macca-Levan-Macca funziona e che Macca parte, fila verso la porta…

…chiudila ! chiudila ! chiudila !…

Migliaia di cuori lo seguono palpitanti, lo fanno volare verso la porta, attendevano questo momento da mesi… è come riviverlo al rallenty, almeno nella mia testa…

Maccarone rallenta, alza la testa e tira… bum !

Lo stadio si ferma; vedere la rete gonfiarsi significa che è finita la sofferenza perché il Vicenza dovrebbe farne due e non c’è praticamente più tempo, ma lo vedi da come è partito che BigMac non può sbagliare, gli vedi la nuca, ma lo sai che ha gli occhi della tigre, lo sai che farà tutto come si deve fare e che stavolta sto cavolo di Frison che all’andata le ha parate tutte, non potrà farci niente.

E infatti eccolo, tocco perfetto: gooooooooooooooooooolllllllllllll.  3-2 !!!!!!!!!!!!!!!!!

E ti ritrovi travolto da volti più increduli che felici, è pazzesco, siamo salvi, è finita per davvero, è tutto vero, verissimo…

Non ci riprendono più !!! (cit. Sandro Pertini, Italia-Germania 3-1, 1982 🙂 )

Eravamo praticamente retrocessi venti minuti fa, eravamo già mentalmente a farci Viareggio-Empoli se non a leggere di aste fallimentari.

Semi sommerso vedo i giocatori dell’Empoli sotto la maratona, la panchina che ha invaso il campo, quelli del Vicenza a terra, in lacrime, l’arbitro ha fischiato sul gol di Maccarone, è finito l’incubo. E’ finito per davvero. L’ Empoli è salvo.

Seguo l’Empoli da quando son bambino, ho vissuto gioie e delusioni. Avevo il groppo in gola dalla gioia a Modena, 1996, una settimana prima dell’esame di maturità, quando salimmo dalla C alla B, per noi un paradiso. E poi le tre promozioni in A, il derby vinto a Firenze al 95′, addirittura la Coppa Uefa, miracolo per una cittadina di 45000 abitanti, un vaso di coccio in mezzo a tanti di ferro (e ti metto lì anche il Manzoni, tiè), ma mai, dico mai, ho provato sensazioni come quelle di ieri. La paura, la consapevolezza della fine, e poi la gioia.

Il calcio va vissuto per queste cose qua, alla faccia degli infami che lo infangano con scommesse, soldi, partite vendute, ecc…

Auguro al Vicenza di tornare presto in B: lo merita la sua tifoseria, scesa in massa ad Empoli e che ha vissuto un dramma che non auguro a nessuno. E’ una serata indimenticabile anche per loro, ma per motivi opposti. Se poi scommessopoli la ripesca prima, meglio per loro.

Ma l’Empoli si è salvato sul campo, ed è questo che conta !

Non so cosa faremo nel futuro, chissà quali gioie o cocenti delusioni attraverseremo, ma la serata di venerdì rimarrà incancellabile (a cose fatte… menomale che esistono ‘sti maledetti playout 🙂 che serata ci hanno regalato !) ; la sua eco continua a rimbombare in questi giorni sui social network, sui forum, su internet in generale, tanta è l’emozione che ha suscitato.

Solo chi tifa una cosiddetta “piccola” può capire cosa ho provato. Un calcio lontano anni luce da quello delle big, un calcio più vero che ti rende orgoglioso di appartenere ad una comunità, ad una città, la tua città, ed è per questo che l’unico coro che potremmo cantare soltanto noi sarà sempre quello, quello slogan che da ieri si sente più forte che mai:

ORGOGLIOSI DI ESSERE EMPOLESI !!!

ps: a chi interessa la sintesi video, ne trova tante su youtube, io vi piazzo questa, senza commento, solo il rumore genuino del pubblico (i brividi stanno da 2’07 in poi):

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Se hai Firenze a 25 km a est, Pisa a 50 a ovest e Siena a 80 a sud e ti metti a proporre cultura devi farti una domanda: il turista medio che viene in Toscana, dopo aver visto queste tre città, sempre che le visiti tutte in una volta, cosa fa ?

Se gli avanza tempo, soldi ed ha voglia di spostarsi allora forse viene da me (sempre che sia informato della mia esistenza), altrimenti torna a casa già soddisfatto della full immersion di arte e cultura in genere che s’è concesso.

E chissà se nel Circondario Empolese Valdelsa questo conto l’han fatto. La cultura è importante ma va promossa bene ed un po’ di conti bisogna pur farli. Nessuna obiezione a chi propone idee per diffondere conoscenza, ma almeno un po’ di riguardo sui numeri ci vorrebbe.

Posto che la stella turistico-culturale del Circondario per ovvi motivi è Vinci, che con le attività legate al nome di Leonardo unitamente agli agriturismi ed al suo paesaggio viaggia che è una bellezza, ad investire pesantemente sulle tradizioni delle altre località della zona si rischia di fare il passo più lungo della gamba, come sta accadendo nel caso del Museo della Ceramica di Montelupo, del Mu.Ve. di Empoli e del Be.Go. di Castelfiorentino costati un occhio e che presentano risultati deprimenti secondo quanto risulta da questa inchiesta fatta dal sito locale www.gonews.it dove trovate tutti i dati in termini di costi, presenze ed incassi dei tre musei.

Va bene, la “rendita” della cultura va oltre a quella degli incassi, è un arricchimento intangibile, ma anche tenendo fermo questo presupposto, i numeri dei biglietti strappati la dicono lunga sull’interesse. E comunque quando hai enti che investono fior di quattrini e non vedono risultati, anche l’aspetto meno nobile dell’esistenza di un museo deve essere analizzato.

il "Rosso di Montelupo" - Museo della Ceramica di Montelupo Fiorentino

 

Fra i tre indicati ho visto solo il primo, d’altronde abito a due passi.

Nato nei primi anni ’80, quando ancora i reperti erano pochi (gli scavi furono rinvenuti a fine anni ’70) inizialmente non era solo un Museo della Ceramica ma era per lo più Museo Archeologico, dato che scavando alla ricerca di ceramiche rinascimentali vennero fuori anche reperti di altro tipo.

Mi ricordo le visite con la scuola elementare. Poi si è ingrandito tanto da dover cambiar sede, fino all’ultimo spostamento coinciso con il grande progetto del 2008, costato la bellezza di 4,6 milioni di euro.

Adesso il Museo è solo della ceramica, mentre il Museo Archeologico è stato “scisso” e vive a sè, in una sede più piccola. Mentre nella vecchia sede del museo della ceramica è nato un Museo Contemporaneo riguardante sempre l’artigianato locale.

Andai all’inaugurazione nel 2008, e ricordo la notizia dell’apertura anche sulla bocca di persone non della zona, amici e colleghi, grazie anche al battage pubblicitario fatto dalla Provincia (che investì non poco). Ma dopo i primi giorni l’appeal è ovviamente sceso. In un posto del genere il turista ci va portato di peso, magari organizzando un percorso di musei o qualche convenzione che coinvolga chi già si trova a Firenze, o in altre località non lontane. Sui locali poi devi fare poco affidamento: gli abitanti son pochi nel circondario, ed una volta passata la novità dell’apertura…

Il museo è anche bello per carità, moderno e fatto bene: ne avevo già parlato in un mio vecchio post quando lo andai a visitare quasi tre anni fa. Speriamo che si inventino qualcosa per fargli aumentare le visite, perché così è un po’ sprecato.

Il Mu.Ve (1,1 milioni di euro) ed il Be.Go (1,2) non li ho ancora visti.

Il primo ha aperto pochi mesi fa e data la vicinanza ogni occasione può esser buona per visitarlo (me l’ero già ripromesso).

L’altro è un po’ più lontano e bisogna andarci apposta, quindi la vedo meno probabile almeno a breve…

Ecco vedete ? Persino i “locali” come me esitano… andiamo bene !

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Sulle note della canzone di Vasco che dà il titolo al post, canzone per altro nemmeno famosissima, ma che io, essendo stato fan del Blasco per tutta la mia adolescenza ed oltre, ricordo ancora (se non altro per la frase “credi che basti avere un figlio, per essere un uomo e non un coniglio”), aderisco volentieri alla campagna in simil-meme che ho letto sui blog di Federico, Ross e Virginia, a proposito di dare una risposta a quanto pensa il nostro premier della scuola pubblica e sulla sua “capacità deviante”.

Ecco il mio elenchetto di scuole pubbliche frequentate:

– Asilo “Monsignor Vettori” (dalle monache!) di Fibbiana (Firenze) (1981-1983)

– Scuola Elementare Statale “G.Puccini” di Fibbiana (Firenze) (1983-1988)

– Scuola Media Statale ”B. Sinibaldi” di Montelupo Fiorentino (Firenze) (1988-1991)

– Istituto Tecnico Commerciale “E. Fermi” di Empoli (Firenze) (1991-1996)

– Università degli Studi di Firenze (1996-2004)

Come tutti ho avuto maestri e professori buoni e cattivi (nel senso educativo del termine), persone che non hanno inciso ed altre che qualche segno l’hanno lasciato, persone dimenticate se non totalmente rimosse, ed altre da ricordare con affetto, e magari da ringraziare. E  ripesandoci, nessuno mi ha deviato.

Ah, e tutte le scuole erano totalmente “free” come diceva già nel 2001 la stupenda Cortellesi/Moratti del video qua sotto.

 

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