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Riprendo e pubblico volentieri un appello comparso sul sito http://www.bathontheriver.it

Il link diretto all’articolo è questo.

La tutela dell’ambiente e la salvaguardia del territorio sono ormai da anni argomenti di primo piano per quanto riguarda la difesa della qualità della vita di ogni cittadino. Argomenti spesso usati come cavallo di battaglia da più parti politiche, sempre schierate a tutela del “verde”, della natura e più in generale di uno sviluppo sostenibile che tenga conto dell’impatto sull’ambiente, ma che poi raramente fanno corrispondere le parole con i fatti, cedendo il passo invece ad interessi economici in primis quelli derivanti dalla speculazione edilizia.

È soprattutto in luoghi come il nostro comune di Bagno a Ripoli, soprattutto in certe zone di esso, le più collinari, dove stride di più il forzato sviluppo urbano accanto alla natura che dovremmo tutelare.

È giusto evolversi e non rimanere ancorati al passato senza considerare il nuovo, ma se questo vuol dire stravolgere il nostro territorio senza avere un’effettiva necessità di abitazioni, dovremmo fermarci a riflettere e soprattutto cercare di far riflettere chi amministra il nostro Comune.

Che senso ha costruire ancora quando ci sono tantissime case coloniche e non da restaurare? Il recupero delle strutture già esistenti potrebbe essere la risposta giusta alla domanda di case sulle nostre colline, come il complesso ristrutturato in Via del Carota abitato nemmeno per metà, probabilmente a causa dei prezzi troppo alti degli appartamenti. Ma questo è solo un esempio.

Perché continuare a costruire riempiendo di cemento piccoli paradisi di verde come le zone di Croce, Via del Carota, La Fonte, Osteria e altre ancora? E con il rischio che il finale sia lo stesso: tante altre case vuote ed invendute, come successo nella vicina Troghi, esempio lampante di cosa voglia dire costruire senza tenere conto di reali necessità abitative. Per inciso, quelle che non rimarrebbero vuote sarebbero molto probabilmente le seconde se non terze case di chi vuole concedersi il lusso e la soddisfazione di una casa sui colli fiorentini, e non prime abitazioni.

Pensiamo anche ad uno dei problemi principali cioè all’aumento del traffico e alla sicurezza stradale di Via Roma e delle strade che si immettono in essa, che già mal sopportano un numero eccessivo di auto che quotidianamente sfrecciano da o per Firenze.

Strade strette, nate per la circolazione a piedi o a cavallo, e rimaste immutate da più di cento anni, sono già oggigiorno percorse da troppi autoveicoli che mettono a repentaglio la vivibilità dell’ambiente circostante, oltre a diminuire la sicurezza di chi utilizza quelle strade.

Basta pensare a quanto siano problematici incroci come quelli fra Via Roma e Via del Carota o fra Via Roma e Via di Terzano, in prossimità dell’ Arco del Camicia, un tratto che non ha nemmeno un marciapiede per i pedoni. E tutto questo sarebbe pericolosamente destinato ad aumentare in caso di nuove costruzioni.

E poi perché costruire in una zona in cui praticamente non ci sono più servizi? Dopo l’addio al bus 33 (una conquista degli anni ’70 eliminata in pochi mesi senza nemmeno chiedere l’opinione dei cittadini), anche la scuola materna ed elementare di Croce probabilmente dovrà chiudere.

Il conseguente obbligo per tutti gli abitanti della zona sarà quello di utilizzare sempre di più l’auto per ogni necessità. In previsione di aumento di popolazione, la direzione dovrebbe essere l’opposta: tenere i servizi, a cominciare da scuole e trasporti.

Considerazioni che devono far riflettere per capire se il lavoro dell’amministrazione comunale si rivolga davvero al cittadino in quanto persona che vive nel territorio, o se risponda ad interessi più grandi, al di sopra di tutti noi e che vanno avanti indipendentemente da quello che pensiamo.

Con questo intervento non si può pensare di risolvere una situazione ma almeno far riflettere e magari convincere altri cittadini che farsi sentire con ogni mezzo a disposizione vuol dire partecipare alla vita del nostro Comune senza che altri decidano sempre per noi.

Un gruppo di cittadini di via del Carota

Tramonto da Via del Carota (la foto è mia !)

 

Aria sottile

Da tempo avevo adocchiato “Aria sottile” di Jon Krakauer, del quale parlavano tutti bene.

Indugiavo un po’ sul tema, l’alpinismo, che per me è totalmente estraneo (non ho nemmeno mai messo un semplice paio di sci…).

Invece ammetto di esserne rimasto non solo soddisfatto, ma davvero affascinato ed incuriosito talmente tanto da andarmi a cercare su youtube filmati riguardanti scalate dell’Everest, del K2 e degli altri “8000”; tutte imprese eroiche che spesso si trasformano in tragedie, e lasciano morti sul campo.

Quella raccontata da Krakauer è una storia vera, la tragedia sull’Everest del 1996, vissuta in prima persona.

 

Con poco si fA tAnto

Dopo tre giorni ho ancora negli occhi tante immagini della notte di venerdì scorso che faccio fatica a realizzare in pieno.

L’Empoli è finalmente tornato in Serie A dopo 6 anni, dopo quella drammatica domenica di maggio 2008 finita con una retrocessione a soli 4 minuti dalla fine, a causa di un gol su un altro campo, con un verdetto scritto in corsa. Qui, feci il resoconto di come andarono quella gara e quella stagione.

In sei anni di B non si può dire che ci si sia annoiati.

Il primo anno furono subito play-off, sconfitti in semifinale a Brescia, ma furono una mezza delusione visto che la squadra era stata fatta per salire e che per metà anno eravamo stati in testa. Pagammo annunci un po’ troppo sbruffoni, soprattutto lontani dallo stile Empoli, riassunto nel titolo del post e riproposto con successo quest’anno. Soprattutto, quell’anno si portò dietro le conseguenze economiche e finanziarie di tanti ingaggi eccessivi per la B, se non riesci a vincerla.

Ed infatti i due anni successivi furono un po’ anonimi (9° e 10°, anche se tante squadre pagherebbero per quelle posizioni) tranne qualche soddisfazione sporadica. Campionati vissuti a stecchetto e con l’intento di monetizzare investimenti (vedi Eder, 27 gol) e lanciare nuovi giovani. E risanare un bilancio che non aveva più gli introiti della A.

Il quarto anno rimarrà per tutti impossibile da dimenticare. Finirà con una partita leggendaria, indimenticabile. Un anno drammatico, finito agli spareggi per non retrocedere, e presumibilmente, sparire del tutto. A venti minuti dalla fine eravamo in C. Finì in gloria, e la voglia di scrivere mi prese eccome. Qui, ne feci un resoconto interminabile.

Era l’ 8 giugno 2012 e molti dicono che tutto è ripartito da qui.

Da quella fine sfiorata rinacque l’entusiasmo attorno alla squadra, e la voglia di una città di sentirsi rappresentata nel calcio che conta.

La stagione successiva ricominciò con tanti buoni propositi, eppure la squadra partì male, con soli 4 punti in 9 gare. Penultimi, ci risiamo. Invece no. La squadra ingranò, stupi tutti. Dalla 9° alla 42° (fine del campionato) fece più punti di tutte le altre, una valanga di gol, rimontò e arrivò quarta. Andò nuovamente ai play off, stavolta centrando la finale dove il sogno si fermò, a Livorno, un anno fa. E qui, feci il doveroso resoconto.

Ma stavolta le basi erano gettate. Seppur senza due giocatori importanti della scorsa stagione (Regini e soprattutto Saponara), l’impianto della squadra era rimasto intatto. E’ divertente oggi vedere come i media non se ne siano accorti. Rivedendo la Gazzetta, ad inizio campionato l’Empoli era data come 9° squadra, e davanti aveva Varese, Novara, Padova e Reggina. Bene, l’Empoli è arrivata al 2° posto, le altre sono rispettivamente al 18°, 19°, 20° e 21°.

La squadra parte forte, poi rallenta. Tocca il primo posto, scende al secondo dietro la sorprendente Virtus Lanciano. Poi la batte 3-0, torna al primo posto, ne pareggia qualcuna di troppo e riscende al secondo posto, scavalcata dal favoritissimo Palermo, ma non scende mai di lì. Il girone d’andata chiude a 39 punti, seconda dietro al Palermo di un solo punto, e con l’impressione di aver seminato qualche punticino di troppo in giro. Troppi pareggi che meritavano di essere vittorie (su tutti Siena e Cesena, ma anche Crotone) e qualche pari diventato sconfitta. Forse un po’ troppo dipendenti dai due vecchietti là davanti: Tavano e Maccarone.

Ma a inizio girone di ritorno l’Empoli rallenta di brutto. Il 2014 sembra stregato eppure quelle dietro fanno peggio. La vittoria non arriva, soprattutto in casa. Si ha l’impressione che se ci fosse l’Empoli dell’anno prima a quest’ora avremmo già un distacco bello ampio sulla terza. Eppure dietro si danno il cambio a rincorrerci, ma senza mai raggiungerci. Siamo sempre secondi, anche se con 1-2 punticini di vantaggio al massimo. Eppure per quanto fatto finora ci sembra poco, troppo poco, rischiosamente poco. Intanto il Palermo sta prendendo il largo. Quando torna il sole in casa (chiuderemo con 7 vittorie di fila), arriva il buio pesto in trasferta con sconfitte improbabili (resuscitiamo il Varese, che poi ne perderà una quantità interminabile di fila).

Il momento peggiore arriva alla 35° giornata: il sorprendente Latina, che alla prima di campionato avevamo asfaltato con 3 gol in 15′, ci scavalca, e per la prima volta dall’inizio dell’anno, siamo terzi. Il passo falso lo abbiam fatto a Lanciano, malamente, con un gol subito al 93°, subendo una rimonta.

Ma è una sberla che fa bene. Sembra toglierci da quel ritornello “tanto siamo sempre secondi” che ci aveva come anestetizzato.

Da lì ne vinciamo finalmente tre di fila, mai accaduto in campionato (ed il paragone con i tanti filotti dell’anno precedente è impietoso), compresa una vittoria epica a Brescia. Torniamo secondi ed andiamo a +4 sulla terza (ancora il Latina), toccando il massimo margine di vantaggio avuto da inizio campionato, proprio a ridosso del peggiore scivolone che avevamo avuto solo due settimane prima. Stranezze del calcio.

Ne mancano 5 alla fine e qualcuno comincia a fare i conti. La successiva in casa col Crotone si respirava aria di festa anticipata. Era un anticipo e trascinati da Maccarone andammo addirittura su un provvisorio +7 in attesa delle gare del sabato che ci riportarono a +4.

Un po’ di paura torna la gara dopo, con la sconfitta a Cesena a soli 5′ dalla fine, a ricordarci di stringere i denti fino in fondo, ed a trasformarci tutti in ragionieri. Mancavano 3 giornate ed il vantaggio era sceso nuovamente a +1. Unica via sicura è vincerle tutte: Novara-Cittadella-Pescara.

La prima va anche se con paura iniziale, risolta da un Tavano immenso con un Castellani in festa che vede avvicinarsi il traguardo; ma la vera sorpresa arriva dal posticipo di lunedì, dove l’odiato Siena ci fa il regalo di battere il Latina a casa loro. Adesso è +3 sul Cesena a due dalla fine.

L’entusiasmo torna al galoppo a Empoli, in 700 partiamo per Cittadella dove dopo un primo tempo pirotecnico (con Tavano che firma il gol più bello dell’anno) si fermano tutti per ascoltare la radio.

Quando rimontiamo sui pullman, girano un po’ per la vittoria mancata (2-2) e la festa rimandata, ma la situazione è migliore di quando ci siamo montati alla partenza. +2 nuovamente sul Latina che ha spazzato via il Cesena, ed a noi basta un pari interno all’ultima gara.

Il resto è storia di ieri. 2-0, sigillo di Tavano ed esplode la festa di 15000 cuori al Castellani, tutto nostro per una volta.

Ma le emozioni forti erano cominciate fin dal lunedì, quando le biglietterie erano state prese d’assalto, evento raro da queste parti, con i siti internet che aggiornavano ogni ora sul numero dei biglietti staccati. Da una vita non vedevo lo stadio pieno e quando l’avevo visto la maggior parte dei tifosi erano avversari.

Su internet i video e le foto si sprecano, merito dei social e delle nuove tecnologie. Ma le cronache di quanto successo venerdì allo stadio e per le strade di Empoli non riusciranno mai a rendere merito alle emozioni provate da chi era lì.

Il sogno s’è avverato, ed il 31 agosto l’Empoli affronterà per la decima volta della sua storia il campionato di Serie A.

Contro tutte quelle big piene di soldi, noi che siamo saliti forti di quello slogan presente sulle magliette di tutti i giocatori durante i festeggiamenti di venerdì notte: Con poco si fA tAnto.

E che vada come vada.

 

 

 

 

Esito chiaro, ma…

E va bene c’è un vincitore, anzi uno stravincitore.

Il PD ha quasi doppiato Grillo, anzi forse è più giusto dire che Renzi ha quasi doppiato Grillo, ed è quasi una convalida della tesi di chi sosteneva che se nelle elezioni politiche del 2013 ci fosse stato lui e non Bersani forse finiva diversamente.

Vabbè, è anche vero che in questi mesi ha avuto modo di farsi pubblicità, però rimane un fatto: il PD è l’unico partito che ha guadagnato voti rispetto a quelle elezioni (sembra circa 800.000 voti in più), mentre M5S e Forza Italia ne perdono rispettivamente 3 milioni e 5,4 milioni.

Una marea di voti persi a favore di… nessuno. Perché il vero dato, che si rafforza rispetto alle politiche, è l’astensionismo.

Già il 75 % del 2013 sembrava una tragedia rispetto alle percentuali solite a cui siamo bituati… e allora il 58.7 % di queste europee ? Significa 41.3 % di astenuti, più dei voti del PD stravincitore.

Si dirà ma son europee… cinque anni fa ci fu un comunque basso 66,3 %. E allora perché esaltarsi tanto ?

E comunque il 66,3 % era basso sì, ma non così basso.

Anche perché stavolta le elezioni avevano l’aiuto importante della concomitanza delle comunali in più di 4.000 comuni italiani. E se poi dovesse venir fuori che la maggior parte di essi son comuni storicamente “rossi”, diciamo che qualcuno partiva con un bel traino a favore.

Solo altre elezioni politiche diranno la verità. A meno di ribaltoni politici, dovrebbero esserci nel 2018.

Un tempo sufficiente per:

- a Renzi mantenere tutto quello che ha promesso e confermare il dato di ieri, o almeno andarci vicino;

- a Grillo cambiare strategia per riprendesi voti, abbassare i toni, magari collaborare un po’ di più, ma senza buttar via quanto costruito finora in termini di consenso, visto che oggi come oggi rimane comunque il secondo partito italiano;

- a Berlusconi ed ai suoi vista la parabola discendente sempre più ripida e rapida, ma anche a tutti gli altri partitini che tutte le volte lottano contro la soglia di sbarramento, farsi delle belle domande dandosi risposte sincere…

A tutti, cercare di ridare fiducia nella politica agli italiani per riportarli alle urne.

 

Voto curioso

Non credo di aver mai usato un aggettivo del genere in campo politico, ma per quanto mi riguarda, sono proprio curioso di vedere come andranno le elezioni di domani.

Curioso perché nel mio ex comune di residenza, la parte politica che lo domina da sempre ha creato tanti di quei casini alle primarie, che ancora gli avversari son lì che ridono. Avevo scritto diversi post in merito. Dall’entusiasmo per la presenza di un amico, all‘indignazione per gli ostacoli che si era ritrovato davanti seppur vincitore. Poi ho smesso ma di roba da scrivere ce ne sarebbe stata ancora. Dalla “soluzione” trovata che aveva di fatto cancellato le primarie e l’opinione della gente, alla discesa in campo dei big nel territorio comunale (Serracchiani, Epifani e Fassino in tre giorni consecutivi, scusate se è poco) per provare a difendere le poltrone.

Curioso perché nel comune dove abito ora devo scoprire tutto, ma qualche idea me la son fatta. Voglio vedere se ci ho preso o meno e voglio vedere quanti la pensano come me.

Curioso perché ci sono anche le europee. Le prime post boom M5S, le prime post Renzi capo del governo, le prime post Silvio ai servizi sociali.

In realtà la mia domenica sarà elettorale solo nel momento in cui entrerò nella cabina per votare.

Poi ho altro di più leggero ma appassionante da fare.

Ma ve lo racconterò solo se le cose andranno bene.

Ne avevo già parlato nell’articolo di chiusura del Nautilus di Montelupo, e ora, ad un mese di distanza è pronta l’apertura del nuovo MMAB.

Voglio bene a quell’ambiente, e anche se adesso abito lontano non posso che fare il più grosso in bocca al lupo a chi sarà protagonista di questa nuova avventura.

Poi vabbé, facciam finta di non fare caso al fatto che l’inaugurazione avviene a pochi giorni dalle elezioni comunali…

Bellissima comunque l’idea della catena umana, dalla vecchia alla nuova sede, per il trasloco degli ultimi 1000 libri.

L’articolo completo, a questo link.

 

Da sei-sette anni a questa parte le librerie nostrane propongono con sempre maggior frequenza alla voce “best-sellers” quanto di buono ci propone l’odierna letteratura svedese.

Il perché di quest’improvvisa passione per gli scritti nordici è tutto da capire, fatto sta che tutto cominciò con “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson, e proseguì con tutta la sua trilogia, con quella della sua erede Camilla Lackberg, e con la riesumazione di gialli anni Sessanta come quelli di Per Walhoo. Insomma piaceva il giallo, con tinte più noir possibili.

Da quel paese esponente bellezza fisica (vale per ambo i sessi) e sole a mezzanotte, si preferiva evidentemente esportare l’atmosfera cupa del tramonto alle due di pomeriggio anteprima dei lunghi inverni bui e nevosi.

Non più.

Da quest’anno si volta pagina (è proprio il caso di dirlo) e si va all’estremo opposto.

Negli ultimi mesi va per la maggiore il libro di Jonas Jonasson, e cioè “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”.

 

Già il titolo fa capire che qualche risata forse ci scappa.

Se poi si pensa che il centenario protagonista risulterà essere al centro di tutti gli avvenimenti che hanno smosso la storia del mondo per tutto il XX secolo, beh allora il quadro è completo.

L’ironia è qualcosa che si può declinare in tanti modi: se il modo svedese vi manca, leggetevi questo libro.

Buona Pasqua.

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